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Si osserva di solito che i numeri
complessi vengono introdotti per fare sì che l’equazione x2
+ 1 = 0, ed in generale ogni equazione algebrica, ammetta soluzioni
(il teorema fondamentale dell’algebra asserisce che ogni equazione
algebrica di grado n ha esattamente n radici, se si contano con la
loro molteplicità). In realtà l’esigenza di calcolare radici
quadrate di numeri negativi si manifesta per la prima volta come
gradino intermedio di un problema che ha soluzioni nel campo dei
numeri reali. Si tratta della risoluzione di un’equazione algebrica
di terzo grado quando tale equazione rientra nel cosiddetto “caso
irriducibile”, ovvero quando l’equazione è della forma
x3
- 3 p x – 2q = 0 e risulta q2 < p3.
Nella formula risolutiva dell’equazione, detta
cardanica dal nome del matematico Girolamo Cardano che per primo la
pubblicò nell’opera Ars magna (Norimberga 1545), compare
sotto il simbolo di radice quadrata un numero negativo. Per risolvere il cosiddetto “caso
irriducibile”, ovvero per ottenere le radici reali dell’equazione,
Rafael Bombelli nell’opera dal titolo Algebra (Bologna 1572),
introdusse per la prima volta nella storia della matematica le
regole di calcolo coi numeri complessi che egli chiama “la regola
del più et meno”, mentre nella notazione bombelliana “il più di
meno” corrisponde al simbolo i introdotto da Gauss per
l’unità immaginaria. Bibliografia: Rafael Bombelli da Bologna,
L’Algebra prima edizione integrale con introduzione di U. Forti
e prefazione di E. Bortolotti, Milano Feltrinelli, 1966.
Carl B. Boyer, Storia della matematica,
Milano, Mondatori, 1980
Alessandra Fiocca - Dip. di
Matematica di Ferrara. |