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Il problema
principale è: che cosa è un piano?
Nella
geometria euclidea lo consideriamo come un "concetto primitivo", e
quando lo si studia nel piano cartesiano si arriva alla sua
equazione tipica partendo dal fatto che un piano nello spazio un
piano lo si considera come determinato da un vettore direzione ad
esso perpendicolare e da un suo punto.
Per evitare di
parlare di vettori, una possibilità può essere questa:
Possiamo
considerare un piano
p
come il luogo dei punti dello spazio equidistanti da due punti dati,
ad esempio:
A=
(x0, y0, z0)
; B=(x1, y1, z1)
.
Se assumiamo
di avere a disposizione la formula della distanza fra due punti (che
possiamo anche ricavare tramite teorema di Pitagora, senza usare il
prodotto scalare fra vettori), la condizione di appartenenza a
p
per
un punto generico P = (x, y, z)
diviene: d(A, P)= d(B, P) , cioè:

Che, eseguendo
un po’ di conti, dà:
da cui:

ed infine,
ponendo:
,
si ricava la
formula generale dell’equazione di un piano:
ax+
by+ cz+ d
= 0.
Notiamo che la
costruzione ha, ovviamente, senso solo se A e B non sono lo stesso
punto, il che equivale a dire che non siamo nel caso a = b = c
= 0.
Alessandro
Gimigliano - Dipartimento di Matematica – Università di Bologna
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