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Pigreco

Vorrei conoscere la storia di pi-greco e, in particolare modo, che cosa è? Se è possibile la prego di utilizzare un linguaggio semplice. La ringrazio in anticipo per la risposta

La domanda, tutt'altro che banale, "che cosa é pi greco" non ha una risposta univoca.  Pi greco (d'ora in poi: π) è il "nome proprio" di un numero reale positivo, compreso fra 3 e 4.
Il privilegio riservato a π, di avergli dedicato una lettera unanimemente riconosciuta come suo nome proprio, é dovuto alla grande importanza di questa costante, non solo nella geometria elementare.  In effetti, ben pochi numeri hanno un "simbolo" ad essi specificamente dedicato.  É così quasi esclusivamente per i primi dieci numeri interi (zero, uno, ... nove): i simboli sono ovviamente le cifre 0, 1, ... , 9; ogni altro numero intero si esprime mediante un "codice" (la rappresentazione decimale) che utilizza convenientemente quei dieci simboli e le operazioni di addizione e moltiplicazione; lo stesso avviene per le frazioni, cioè i numeri razionali, utilizzando anche la divisione.  Per esempio, 3/5 e 0,6 sono due rappresentazioni di uno stesso numero razionale non intero.
I numeri irrazionali sono esattamente quei numeri che non possono essere rappresentati da una scrittura (di lunghezza finita) che utilizza quei dieci simboli e le operazioni di addizione, moltiplicazione e divisione.
I più semplici numeri irrazionali si riescono a caratterizzare tramite una loro proprietà algebrica; ecco due esempi.

1) "il numero positivo che moltiplicato per sé stesso dà 2"

2) "la soluzione dell'equazione  x5 + x  = 1"

É possibile dimostrare i numeri reali soddisfacenti (1) e (2) esistono e sono unici.
Per il primo si usa un simbolo apposito (la radice quadrata); qui, per semplicità tipografica scriveremo
Ö2.  Si noti tuttavia che Ö2, diversamente da 3/5, non fornisce un metodo di calcolo del valore del numero in questione, cioè delle sue cifre decimali, ma soltanto un'abbreviazione "stenografica" della frase (1) che definisce la radice quadrata di 2.
Per il secondo non disponiamo di alcun simbolo: tale numero, pur bene caratterizzato dalla frase (2) non può essere descritto da un'espressione contenente addizioni, moltiplicazioni, radici; né si ritiene utile creare un nuovo simbolo per denotarlo; tuttavia la frase (2) lo individua univocamente, quando si  sia dimostrata esistenza e unicità della soluzione dell'equazione di (2).
Ritorniamo a parlare di π.  La definizione più elementare di π è "il rapporto fra la lunghezza di una circonferenza e il suo diametro".  Questa definizione, intuitivamente chiara, cela difficoltà concettuali non trascurabili; la principale é la "rettificazione della circonferenza", ossia il problema di misurarne la lunghezza a confronto con una unità di misura "fisicamente" rettilinea.  In maniera più o meno esplicita, ciò comporta il ricorso a una delle nozioni più delicate della matematica: quella di limite.  Fin dell'antichità infatti si parla di approssimazioni della lunghezza della circonferenza con perimetri di poligoni regolari inscritti e circoscritti, e si nota che l'approssimazione migliora al crescere del numero dei lati.
Superato questo non trascurabile ostacolo, ossia stabilito che ha senso parlare di lunghezza della circonferenza, definiamo π, come già detto, come "il rapporto fra la lunghezza della circonferenza e il suo diametro".
Si tratta di una caratterizzazione assai diversa da quella dei numeri degli esempi (1) e (2), descritti da relazioni algebriche.  Ebbene, non é possibile caratterizzare π attraverso una relazione algebrica.  Precisamente:
Non esiste alcun polinomio avente per coefficienti numeri interi, di cui π sia radice.
Questa proprietà si esprima dicendo che "π é trascendente".
Paolo Negrini-
Dipartimento di Matematica Università di Bologna