|
La "prova del nove" è un metodo per controllare l'esattezza
del risultato di una operazione fra numeri naturali (addizione,
sottrazione, moltiplicazione, divisione). La prova del nove si
applica all'addizione, sottrazione, moltiplicazione in modo
estremamente semplice; leggermente più complessa è l'applicazione
alla divisione, a causa della possibile presenza del resto.
Descriviamo brevemente in che cosa consiste la prova del nove.
Assegnato un numero naturale «n», rappresentato come
di consueto in base 10, indichiamo con R(n) il numero intero
compreso tra 0 e 8 ottenuto come segue: si addizionano le cifre di «n»;
se il risultato è un numero di due o più cifre, nuovamente se ne
addizionano le cifre, e così via, fino ad ottenere un numero di una
sola cifra. Se il numero ottenuto è 9, allora definiamo
R(n)=0; altrimenti R(n) è il numero di una
cifra che si è ottenuto. Per esempio:
1) Quanto vale R(6385)? Eseguiamo le operazioni sopra
descritte.
6385
®
6+3+8+5 = 22
® 2+2 = 4. Dunque R(6385) = 4
2) Quanto vale R(954621)? Eseguiamo le operazioni sopra
descritte.
954621
® 9+5+4+6+2+1 =
27 ®
2+7 = 9 ® 0. Dunque R(954621) = 0.
(si può dimostrare che R(n) è in resto della
divisione di n per 9; accenneremo dopo al motivo di ciò).
LA
PROVA DEL 9 PER ADDIZIONE E MOLTIPLICAZIONE
Siano m, n i due numeri fra i quali va
eseguita l'operazione Per rendere più chiara la descrizione,
consideriamo un caso concreto:
m=277,
n=3498
Si calcola normalmente il risultato dell'operazione;
pensiamo per esempio alla moltiplicazione m´n; se m ed n sono i numeri su indicati, calcoliamo
277´3497=968669.
Si calcolano poi i numeri R(m), R(n), R(m.n).
Attualmente questi sono: R(277)=7, R(3497)=5, R(968669)=8
Infine si calcola
R(m)
´R(n),
ed al risultato ottenuto si applica eventualmente ancora la regola
descritta sopra, per giungere ad un valore compreso fra 0 e 8; cioè
si calcola R(R(m)
´R(n)).
Nel caso attuale calcoleremo R(7´5)=R(35)=3+5=8
Ebbene, se il risultato dell'operazione m´n
è stato calcolato esattamente, quest'ultimo numero sarà uguale a R(m´n).
Nell'esempio da noi considerato abbiamo infatti ottenuto R(m´n)=8,
ed anche R(R(m)´R(n)).
IMPORTANTE: il mancato riscontro della prova del nove dà la
certezza della presenza di qualche errore nei calcoli; viceversa è
falso, ossia il riscontro dell'uguaglianza fra R(m´n) e R(R(m)
´R(n))
potrebbe avere luogo anche in presenza di un valore errato di m´n. Un caso tipico di questo fatto è lo scambio di due cifre del
risultato: se come valore di 277´3497 avessimo
scritto il numero 986669 (sbagliato, avendo la seconda e la terza
cifra scambiate, rispetto al risultato esatto), la prova del nove
non ci avrebbe manifestato l'errore, perchè anche R(986669)=8, come
per il risultato esatto.
In altre parole, il riscontro della prova del nove è una
condizione NECESSARIA MA NON SUFFICIENTE per l'esattezza del
risultato. Con parole meno tecniche si può dire che, se il calcolo
è stato eseguito con attenzione e la prova del nove "torna", allora
il risultato è molto probabilmente esatto.
Per comodità di lettura si usa annotare i quattro numeri R(m),
R(n), R(m´n),
R(R(m)
´R(n)) schierati in una tabella quadrata: i primi due
nella riga superiore, gli altri nella riga inferiore; così la prova
riesce se i due numeri nella riga inferiore sono uguali fra loro.
Secondo lo stesso principio si può condurre la prova del
nove per un'addizione: se si calcola correttamente m+n, allora
risultano uguali i numeri
R(m+n)
e R(R(m)+R(n)).
Per esempio, 277+3497=3774; ebbene:
R(277)=7; R(3497)=5; R(R(277)+R(3497))=R(7+5)=R(12)=3;
risulta infatti anche
R(3774)=3.
Tuttavia la prova del nove per l'addizione trova scarsa
applicazione pratica, perchè, come nel caso della moltiplicazione,
non costituisce prova certa dell'esattezza del risultato; inoltre i
calcoli necessari per la prova del nove per un'addizione sono in
pratica laboriosi quanto l'esecuzione dell'addizione; conviene
allora ripetere addirittura il calcolo dell'addizione, magari
scambiando l'ordine degli addendi: se il risultato ottenuto la
seconda volta coinciderà con quello ottenuto la prima volta, saremo
praticamente certi delle sua esattezza, con maggiore affidabilità
rispetto alla prova del nove.
LA PROVA DEL 9 PER
LA DIVISIONE
S'intende qui la "divisione intera" di un numero naturale
m per un numero naturale n<m, volta a
determinare due numeri naturali q, r (quoziente e
resto) tali che 0<=r<n, e m = n´q + r. Per esempio, il quoziente e il resto della divisione
7433:192 sono rispettivamente q=38 e r=137; infatti
7433 = 192´38
+ 137
La prova del nove per la divisione consiste nel verificare
che sono uguali i numeri
R(m)
e R(R(n)
´R(q)+R(r)).
Eseguiamo questo controllo nel caso dei numeri qui assunti
ad esempio: m=7433, n=192. Eseguendo la divisione si
trovano il quoziente q=38 e il resto r=137.
Ebbene, si ha
R(m)=R(7433)=8
R(n)=R(192)=3
R(q)=R(38)=2
R(r)=R(137)=2;
quindi
R(R(n)´R(q)+R(r))=R(3´2+2)=R(8)=8 cosicchè la prova ha dato buon esito. Come
per la moltiplicazione e l'addizione, anche per la divisione il
riscontro della prova del nove è condizione necessaria ma non
sufficiente per l'esattezza dei risultati (quoziente e resto).
Infine, spieghiamo quanto accennato all'inizio: se n
è un numero naturale, R(n) è il resto della divisione di n
per 9. Per semplificare l'esposizione ci limitiamo ad un esempio
numerico, anzichè condurre una esauriente dimostrazione.
Sia n=4832. Abbiamo
4832 = 4´1000 + 8´100 + 3´10 + 2 =
(4´999
+ 8´99 + 3´9) + 4 + 8 + 3
+ 2.
Il numero tra parentesi è palesemente multiplo di 9; il
resto della divisione di 4832 per 9 è quindi lo stesso resto della
divisione per 9 di 4+8+3+2=17(somma delle cifre di n); e
ancora:
17 = 1´10 + 7 = 1´9 + 1 + 7.
Di nuovo abbiamo il primo addendo (1´9) multiplo di 9; il resto cercato è quindi 1+7=8.
Come si nota, siamo giunti a determinare il resto della
divisione di 4832 per 9 eseguendo proprio le operazioni atte a
calcolare R4832): la somma delle cifre, poi ancora la somma delle
cifre di quanto ottenuto; il procedimento di calcolo di R(n)
conduce quindi al resto della divisione di n per 9, come si
era detto.
APPROFONDIMENTI TEORICI
La prova del nove
è una semplice applicazione della cosiddetta aritmetica
modulare. Si tratta di un sistema di aritmetica degli interi
nel quale i numeri "si avvolgono su se stessi" ogni volta che
raggiungono i multipli di un determinato numero n, detto
modulo. L’aritmetica modulare venne formalmente introdotta da
Carl Friedrich Gauss nel suo trattato Disquisitiones Arithmeticae
pubblicato nel 1801. Di seguito diamo una esposizione sommaria di
questo argomento.
I numeri interi
vengono raggruppati in classi di equivalenza, dove in
ciascuna classe ci sono numeri che differiscono fra loro per un
multiplo di n. Per esempio, se n=3, le classi sono
tre: la “classe zero”, che contiene i multipli di tre (0,3, -3, 6,
-6, …); la “classe uno”, che contiene i multipli di tre aumentati di
1 (1, 4, 7, 10, …, -2, -5, -8, …); la “classe due”, che contiene i
multipli di tre aumentati di 2 (2, 5, 8, 11, …, -1, -4, -7, …).
Queste tre classi esauriscono l’insieme dei numeri interi. Infatti,
ad esempio, i multipli di tre aumentati di tre sono a loro volta
multipli di tre, e quindi non formano una nuova classe, perché danno
nuovamente la classe zero.
La ripartizione
dei numeri interi in classi “modulo n” produce n
classi: la classe 0, formata dai multipli di n, la classe 1,
formata dai multipli di n aumentati di 1, …, la classe (n-1)
formata dai multipli di n aumentati di n-1. Queste
classi esauriscono l’insieme dei numeri interi, e a due a due non
hanno elementi in comune. Precisamente, dato un numero intero k,
la classe alla quale appartiene k è quella in cui si trova il
resto della divisione di k per n. Per esempio,
nell’aritmetica “modulo 12”, la classe in cui si trova 59 è la
stessa in cui si trova 11. Infatti 59-11= 48, che è multiplo di
12. 11 è il resto della divisione di 59 per 12, essendo 59 = 4·12 +
11.
Per questo motivo
le classi vengono chiamate classi di resto modulo n.
Quando è chiaro
quale sia il “modulo” n, la classe a cui appartiene
k viene indicata col simbolo [k]. k viene
chiamato rappresentante della classe. Questo è il punto più
delicato della teoria, perché ogni classe ha tanti rappresentanti,
anzi, ne ha infiniti. Per esempio, nell’aritmetica modulo 12 è [59]
= [11], ma anche [59] = [35] = [47] = [-1] = …
La proprietà
fondamentale su cui poggia l’aritmetica modulare è la stabilità
delle operazioni di addizione e moltiplicazione, rispetto ai
rappresentanti delle classi.
Vale a dire: se
(relativamente ad un determinato modulo n) è [k1]
= [k2] e [h1] = [h2]
allora
1)
[k1
+ h1] = [k2 + h2]
2)
[k1
· h1] = [k2 · h2]
ossia la classe
a cui appartiene la somma di due numeri non cambia, sostituendo ai
due numeri dati altri due numeri che differiscono da quelli dati per
multipli di n.
allo stesso modo,
la classe a cui appartiene il prodotto di due numeri non cambia,
sostituendo ai due numeri dati altri due numeri che differiscono da
quelli dati per multipli di.
Facciamo un
esempio. Nell’aritmetica modulo 3 è [2]=[8], [7]=[13]. Ebbene
[2+7] = [9],
[8+13] = [21].
Le due classi [9]
e [21] sono uguali, perché 21 e 9 differiscono di 12, che è multiplo
di 3; nella fattispecie si tratta della classe [0], poiché 21 e 9
sono entrambi multipli di 3
Analogamente
risulta:
[2·7] = [14],
[8·13] = [104].
Le due classi [14]
e [104] sono uguali, perché 104 e 14 differiscono di 90, che è
multiplo di 3; nella fattispecie si tratta della classe [2]: sia
104, sia 14 danno resto 2 se divisi per 3.
Così è lecito
definire la somma e il prodotto di classi operando sui
rappresentanti, in quanto la scelta di un rappresentante diverso non
cambia il risultato, inteso come classe. Dunque, definiamo
la somma e il prodotto di due classi modulo m, [k] e [h]
ponendo:
[k]+[h]
= [k+h]; [k] · [h] = [k·h].
Lo studio delle
proprietà delle operazioni dell’aritmetica modulare è un ramo
dell’algebra che ha innumerevoli ed importanti applicazioni; qui ci
limitiamo ad accennare a come questa teoria permette di giustificare
la “prova del nove”. Lavoriamo quindi nell’aritmetica modulo 9;
d’ora in avanti, se k è un numero intero, [k] indica
la sua classe modulo 9
La prova del nove,
ed il metodo con cui si realizza, poggia sul fatto che
[10] = [1]
(modulo 9)
Infatti 10-1 = 9,
che è multiplo di 9 (ovviamente).
Da ciò segue che
[10m] =
[1] per ogni esponente m intero positivo.
Infatti
[10m] =
[10·10·…·10] (m volte)
= [10] · [10] ·…·
[10] (m volte)
= [1]∙[1] ·…· [1]
(m volte)
= [1·1·…·1] (m
volte)
= [1].
Ciò comporta che
la classe modulo 9 di un numero intero (scritto in
rappresentazione decimale) è la stessa classe a cui appartiene la
somma delle cifre di quel numero. Mostriamo questo fatto su un
esempio concreto, per semplicità espositiva, ma risulterà chiaro che
la proprietà vale in generale. Consideriamo il numero 58732. Si ha
[58732] = [5·104
+ 8·103 + 7·102 + 3·10 + 2]
= [5·104]
+ [8·103] + [7·102] + [3·10] + [2]
(abbiamo
distribuito l’addizione alle classi dei diversi addendi)
= [5] · [104]
+ [8] · [103] + [7] · [102] + [3] · [10] + [2]
(in ciascun
prodotto abbiamo distribuito la moltiplicazione alle classi dei due
fattori)
= [5] · [1] + [8]
· [1] + [7] · [1] + [3] · [1] + [2]
(abbiamo tenuto
conto del fatto che [10m] = [1] per ogni m)
= [5] + [8] + [7]
+ [3] + [2]
=[5+8+7+3+2]
(inversamente a
quanto effettuato nel primo passaggio, abbiamo unificato l’addizione
dei diversi rappresentanti entro una stessa classe)
= [25]
e ora,
analogamente,
= [2+5]
= [7] .
Finalmente,
parliamo della prova del nove, ad esempio per la moltiplicazione.
Si abbia da
calcolare 58732·7239. Sia p il risultato (fra poco
dichiareremo il suo valore). La prova del nove consiste nel
verificare che la classe di resto modulo 9 di p, cioè [p],
è effettivamente il prodotto modulo 9 delle classi dei due fattori.
Si calcola
58732·7239 = 425160948. Controlliamo le classi modulo 9.
Abbiamo già
calcolato [58732] = [7]. Poi
[7239] = [7+2+3+9]
= [21] = [2+1] = [3];
[58732] · [7239] =
[7] ·[3] = [21] = [2+1] = [3];
[425160948] =
[4+2+5+1+6+0+9+4+8] = [39] = [3+9] = [12] = [1+2] = [3].
Ciò che ci
interessa è il fatto che il risultato della moltiplicazione
58732·7239 e il numero 425160948 stanno nella stessa classe modulo 9
(nel caso in esame, nella classe [3]). Questo non assicura che
425160948 sia il risultato esatto della moltiplicazione, ma
soltanto, qualora non lo fosse, che tale numero differisce dal
risultato esatto per un multiplo di 9. Viceversa, se le classi
[58732]·[7239] e [425160948] fossero risultate diverse, avremmo
avuto la certezza di non avere calcolato correttamente il prodotto.
Poiché le classi
di resto modulo 9 sono nove, possiamo pensare (con una valutazione
un po' rozza) che la prova del nove, in caso di riscontro positivo,
garantisca l'esattezza del risultato dell'operazione con probabilità
8/9.
Sullo stesso
principio, e con argomentazioni analoghe, si giustificano le prove
del nove per le altre operazioni (addizione, sottrazione,
divisione).
Per concludere,
osserviamo che un po' di astuzia permette di semplificare il calcolo
della classe di resto modulo 9. Si possono infatti sopprimere gli
zeri le cifre 9, o gruppi di cifre che danno 9 come somma: il
contributo di queste cifre non altera infatti il risultato. Per
esempio, ricalcoliamo il resto modulo 9 di 425160948. Le cifre in
neretto vengono soppresse prima di effettuare i calcoli,
perché uguali a 0, a 9 o facenti parte di gruppi che danno 9 come
somma (4+5=9, 1+8=9)
[425160948]
= [2+6+4] = [12] = [3].
Paolo Negrini – Dipartimento di matematica Università di
Bologna
|