sei nell' archivio del " Prof. Math "                                                                             ritorna

Valore assoluto

Sono un insegnante di scuola media ai primi anni d'insegnamento. Il testo di algebra definisce il valore assoluto come il numero senza il segno, quindi |-2| = 2 . E' corretto?

 

Definire il valore assoluto di un numero come "il numero senza il segno" e' un modo errato e fuorviante per caratterizzare questa importante nozione.

Il valore assoluto di un numero coincide con il numero stesso, quando questo e' positivo o e' zero; e' l'opposto del numero dato, quando questo e' negativo.

In simboli:

 , se a > 0 oppure a = 0;

, se a < 0.

 Ne segue in effetti che, ad esempio, |7|=7, mentre |-2 |= -(-2) = 2; questo sembra avallare la tesi del "numero senza il segno".  Tuttavia tale locuzione si manifesta subito inadeguata non appena si ha a che fare con espressioni numeriche più complesse, o peggio ancora, con espressioni contenenti simboli letterali.  Facciamo qualche esempio.

Poiché   è maggiore di 2, il numero   è negativo; la definizione data di "valore assoluto" dice allora che  è l'opposto di cioè ovvero .

In nessun modo si riesce a pervenire a questo risultato, se si ritiene come definizione di valore assoluto di un numero "il numero senza il segno".

 Equivoci ancora peggiori sono in agguato quando appaiono simboli letterali.  Chi e', per esempio, , dove x è una variabile alla quale non è' per il momento assegnato alcun valore numerico?  L'errore classico degli studenti sprovveduti è

,

in ossequio alla "regola" del "numero senza il segno".

 Ma x qui non e' un numero, o meglio: può assumere il valore di qualunque numero, positivo o negativo.  Per questo motivo non è vero, in generale, che .  In effetti risulta

(il "contenuto" invariato), se –x > 0 oppure = 0, cioè se x < 0 oppure = 0;

, se –x < 0, cioè se x > 0.

 Probabilmente uno studente di scuola media non avrà occasione di imbattersi in situazioni come quelle esemplificate; tuttavia è certamente inopportuno dare una definizione sbagliata, col pretesto che "nei casi semplici funziona": quando lo studente, dovendo cimentarsi con situazioni più complesse, dovrà rimuovere il concetto errato per sostituirlo con quello corretto, faticherà assai più che se la nozione gli fosse presentata allora per la prima volta.

 Paolo Negrini, Dipartimento di Matematica, di Bologna