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Ho interpretato
la locuzione "prodotto esterno" come sinonimo di "prodotto
vettoriale".
La definizione
di spazio vettoriale è molto generale, perché riguarda in sostanza
l'azione (per moltiplicazione esterna) di un campo K su un gruppo
abeliano (V,+), con i ben noti quattro assiomi.
Si applica
perciò ad un largo ventaglio di esempi, che vanno dagli spazi
"numerici" di dimensione finita sul campo reale o complesso, agli
spazi di funzioni e di matrici, ed anche ai "p-gruppi abeliani
elementari", in cui ogni elemento diverso dall'elemento neutro ha
periodo p (p primo).
Dalla
definizione di spazio vettoriale seguono le nozioni di indipendenza
lineare, base, dimensione, applicazioni lineari, sistemi lineari,
algoritmi di riduzione, ecc.
In alcuni casi,
negli spazi vettoriali si definisce in modo naturale qualche altro
tipo di prodotto: scalare, hermitiano, simplettico, a valori nel
campo K, e che trasforma lo spazio vettoriale in una "geometria" di
tipo euclideo o simplettico, ma non è questo l'oggetto della
domanda.
Il prodotto
esterno o vettoriale è definito, nello spazio tridimensionale reale,
in vari modi. Uno di essi, usato dai fisici, definisce il prodotto
vettoriale di due vettori u, v non nulli, che formino
un angolo convesso
a,
come un vettore w, il cui modulo |w| è uguale al
prodotto |u|·|v|· sen(a),
di direzione ortogonale al piano uv e di verso determinato
dalla regola delle tre dita.
Questa
definizione tuttavia presuppone la nozione di angolo, quindi la
presenza di un prodotto scalare o hermitiano, e richiede anche
l'estrazione di radici quadrate, ossia è una situazione assai
particolare. Come applicarla per esempio nel caso di un campo
finito? Come applicarla inoltre in uno spazio vettoriale a due
dimensioni come il piano reale?
Una definizione
alternativa fa uso delle coordinate: dati u = (x,y,z)
e v = (x',y',z'), si considera la
matrice 2x3 avente per righe le coordinate dei due punti u, v e da
questa si estraggono i tre minori d'ordine 2, formati
rispettivamente dalla II e III colonna, I e III, I e II; se ne
calcolano i determinanti
Det(23) =
yz'-y'z, Det(13) = xz'-x'z, Det(12) = xy'-x'y
e si forma il
vettore w = (Det(23), -Det(13), Det(12)).
Quest'ultimo è il prodotto vettoriale di u e v.
Se però siamo
per esempio in R4, in cui ogni vettore è una quaterna,
allora abbiamo una matrice 2x4, che ha sei minori d'ordine 2. Che
fare? Si potrebbe partire da una terna di vettori, per ottenere una
matrice 3x4, che ha 4 minori d'ordine 3; il risultato è
un'operazione ternaria, che a tre vettori associa un vettore, e che
si potrebbe chiamare ancora prodotto vettoriale. Si può
generalizzare, almeno in dimensione finita, ad un campo qualsiasi,
ha una naturale interpretazione geometrica in termini di (iper)volumi,
ma è proprio quello che il nostro lettore desidera?
Un'ultima via è
quella di dare una definizione assiomatica: dato uno spazio
vettoriale V sul campo K, chiamare prodotto vettoriale un'operazione
binaria che associ a due vettori u, v un vettore u·v,
con le seguenti proprietà (u, v, w vettori, k
scalare)
i)
antisimmetria:
u·u
= 0
ii)
bilinearità: (u+u')·v = u·v+u'·v,
(ku)·v = k(u·v)
iii)
identità di Jacobi: (u·v)·w + (w·u)·v
+ (v·w)·u = 0
e qualche altro
assioma.
In tal modo, lo
spazio vettoriale V diviene un'algebra di Lie sul campo K. Credo
però che si vada abbastanza lontano da quanto richiesto. Altre
informazioni sul prodotto vettoriale e sulla possibilità di
generalizzarlo si possono trovare nel sito:
http://en.wikipedia.org/wiki/Cross_product
Libero Verardi-
Dipartimento di matematica Università di Bologna
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